Le spugne non hanno giornate no.

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Sulla sensibilità dei lettori e sulla loro capacità di “rimanerci male”.

“I romanzi, […] non ne ho letti molti, ma quelli che ho letto, a me sembra che non sia sopportabile, la loro forma, questo fatto che pretendono di raccontarti la storia di una persona, di un grupo di persone, però in realtà non lo fanno, c’è una trama, un inizio e una fine, e in mezzo compaiono dei personaggi, alcuni buoni e alcuni cattivi, e tu ti affezioni e vorresti sapere di loro, com’erano da piccoli e come erano i loro genitori e cosa pensano dell’amore e della vita, cosa gli succederà quando decideranno di sposarsi, tutte le cose che è normale volere sapere delle persone che ti interessano, e invece gli scrittori ti danno solo poche notizie, quelle che servono per portare avanti la storia, insomma, io mi affeziono, poi non è che mi interessa solo sapere se il tradito si vendicherà o a chi verrà assegnata l’eredità o chi è l’assassino o se il poliziotto verrà ucciso in una sparatoria, io vorrei sapere tutto di quei personaggi, altro e altro ancora, e invece poi arrivi a un punto e c’è la parola fine, e questa m isembra una cosa così arrogante, e così triste, perdere quelle persone per sempre, insomma hai passato un paio d’ore o di giorni con loro e poi non le riincontrerai più, non è che puoi sperare che ti chiamino al telefono qualche anno dopo e ti raccontino come stanno, niente, persi per sempre, allora forse gli scrittori dovrebbero pensarci bene prima di cominciare scrivere, così, voglio dire, avere moltissime notizie messe da parte sui personaggi, raccontare davvero tutto, anche dopo che finisce la trama, altrimenti a me sembra che i lettori, almeno io sono così, poi ci restano male. “

(da Sardinia blues, Flavio Soriga)

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  • 9 mesi fa
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Di quanto fa figo fare i lettori della Domenica.

A sentire il Tiggì, la gente non legge più.

A guardar Fb, i social network, e i blog, la gente legge eccome!! A guardar poi più approfonditamente le cose, si scopre che su Fb impera la Kinsella, e che nelle vetrine in prima fila c’è Harry Potter, in seconda fila l’ultima “fatica” di Fabrizio Corona, e che le citazioni di Coelho possono essere benissimo utilizzate nei tempi morti di un primo appuntamento galante.

Allora, guardando distrattamente questo stimolante panorama mi è venuto in mente un brano de “La caverna” di Saramago, che recita così:

“Leggendo si viene a sapere quasi tutto, Anch’io leggo. Qualcosa, dunque, dovrei pur saperla, ora non ne sono più tanto sicura; allora dovrei leggere in altra maniera. Come? Non serve per tutti la stessa, ciascuno inventa la propria, quella che gli sia più consona; c’è chi passa tutta la vita a leggere senza mai riuscire ad andare al di là della lettura, restando appiccicati alla pagina, non percepiscono che le parole sono soltanto delle pietre messe di traverso nella corrente di un fiume, sono lì per farci arrivare all’altra sponda, quella che conta è l’altra sponda, A meno che.. A meno che cosa? A meno che quei fiumi non abbiano solo due  sponde, ma tante, che ogni persona che legge sia, essa stessa, la propria sponda, e che sia sua, e soltanto sua, la sponda a cui dovrà arrivare.”

E quindi, forse forse, a ben pensarci, la TV non ha poi così torto.

Perché se è vero che c’è chi ha il suo personalissimo modo di “assaggiare” le cose e di leggerle, di vederle e di rimirarle, e quindi una sua personalissima sponda, c’è anche chi non ha una sponda ma il bordo della vasca di casa sua. Carino per carità, pulito, di moda, magari ha anche delle rifiniture ben curate, però asettico.

Un po’ troppo direi, per potersi fregiare dell’etichetta di “lettori”.

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  • 10 mesi fa
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Se uno sarebbe un vero uomo, non leggeva. ù_ù

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  • 1 anno fa
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Definizione di biblioteche

Il veicolo più economico per leggere quei libri, che non ti convincono così tanto da spenderci sopra dei soldi. 

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    • #l'aforismario dei poveri
  • 1 anno fa
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(Philippe Petit, 7 Agosto 1974, in bilico tra le Twin Towers a New York, sopra una corda spessa meno di 3 cm, a 417 metri di altezza)
“Un uomo lassù nell’aria mentre un aereo, così sembra, sparisce nell’angolo della torre. Un piccolo frammento di passato che ne incrocia uno più grande. Come se il funambolo stesse in qualche modo anticipando il futuro. intrusione del tempo e della storia. Punto di collisione delle storie. Attendiamo un’esplosione che non avviene. L’aereo passa, il funambolo raggiunge l’estremità. Nessuna disintegrazione. […] L’uomo solo contro l’immensità, eppure capace di farsi mito a dispetto di ogni altra evidenza.”
(da “Questo bacio vada al mondo intero”, Colum McCann)
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(Philippe Petit, 7 Agosto 1974, in bilico tra le Twin Towers a New York, sopra una corda spessa meno di 3 cm, a 417 metri di altezza)

“Un uomo lassù nell’aria mentre un aereo, così sembra, sparisce nell’angolo della torre. Un piccolo frammento di passato che ne incrocia uno più grande. Come se il funambolo stesse in qualche modo anticipando il futuro. intrusione del tempo e della storia. Punto di collisione delle storie. Attendiamo un’esplosione che non avviene. L’aereo passa, il funambolo raggiunge l’estremità. Nessuna disintegrazione. […] L’uomo solo contro l’immensità, eppure capace di farsi mito a dispetto di ogni altra evidenza.”

(da “Questo bacio vada al mondo intero”, Colum McCann)

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  • 1 anno fa
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“Facciamo che eravamo due lepri nella tana, e fuori c’era la neve e molto freddo e avevamo tante provviste per l’inverno, e ci scaldavamo a vicenda con le pellicce.”

(da “54” di Wu Ming)

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  • 1 anno fa
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“Lontano, nei dimenticati spazi non segnati nelle carte geografiche dell’estremo limite della Spirale Ovest della Galassia, c’è un piccolo e insignificante sole giallo. A orbitare intorno a esso, alla distanza di centoquarantanove milioni di chilometri, c’è un piccolo, trascurabilissimo, pianeta azzurro-verde, le cui forme di vita, discendenti dalle scimmie, sono così incredibilmente primitive, che credono ancora che gli orologi da polso digitali siano un’ottima invenzione. Questo pianeta ha, o meglio aveva, un fondamentale problema: la maggior parte dei suoi abitanti era afflitta da una quasi costante infelicità. Per risolvere il problema di questa infelicità furono suggerite varie proposte, ma queste perlopiù concernevano lo scambio continuo di pezzetti di carta verde, un fatto indubbiamente strano, visto che a essere infelici non erano i pezzetti di carta verde, ma gli abitanti del pianeta. E così il problema restava inalterato: quasi tutti si sentivano tristi e infelici, perfino quelli che avevano gli orologi digitali. Erano sempre di più quelli che pensavano fosse stato un grosso errore smettere di essere scimmie e abbandonare per sempre gli alberi. E c’erano alcuni che arrivavano a pensare che fosse stato un errore perfino emigrare nella foresta, e che in realtà gli antenati sarebbero dovuti rimanere negli oceani. E poi, un certo Giovedì, quasi duemila anni dopo che un uomo era stato inchiodato a un palo per aver detto che sarebbe stato molto bello cambiare il modo di vivere e cominciare a volersi bene gli uni con gli altri, una ragazza seduta da sola a un piccolo caffè di Rickmansworth capì d’un tratto cos’era che per tutto quel tempo non era andato per il verso giusto, e finalmente comprese in che modo il mondo sarebbe potuto diventare un luogo di felicità. Questa volta la soluzione era quella giusta, non poteva non funzionare, e nessuno sarebbe stato inchiodato ad alcunché. Purtroppo però, prima che la ragazza riuscisse a raggiungere un telefono per comunicare a qualcuno la sua idea, successe una stupida quanto terribile catastrofe, e di quell’idea non si seppe mai più nulla.”
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“Lontano, nei dimenticati spazi non segnati nelle carte geografiche dell’estremo limite della Spirale Ovest della Galassia, c’è un piccolo e insignificante sole giallo. 
A orbitare intorno a esso, alla distanza di centoquarantanove milioni di chilometri, c’è un piccolo, trascurabilissimo, pianeta azzurro-verde, le cui forme di vita, discendenti dalle scimmie, sono così incredibilmente primitive, che credono ancora che gli orologi da polso digitali siano un’ottima invenzione. 
Questo pianeta ha, o meglio aveva, un fondamentale problema: la maggior parte dei suoi abitanti era afflitta da una quasi costante infelicità. Per risolvere il problema di questa infelicità furono suggerite varie proposte, ma queste perlopiù concernevano lo scambio continuo di pezzetti di carta verde, un fatto indubbiamente strano, visto che a essere infelici non erano i pezzetti di carta verde, ma gli abitanti del pianeta. 
E così il problema restava inalterato: quasi tutti si sentivano tristi e infelici, perfino quelli che avevano gli orologi digitali. 
Erano sempre di più quelli che pensavano fosse stato un grosso errore smettere di essere scimmie e abbandonare per sempre gli alberi. E c’erano alcuni che arrivavano a pensare che fosse stato un errore perfino emigrare nella foresta, e che in realtà gli antenati sarebbero dovuti rimanere negli oceani. 
E poi, un certo Giovedì, quasi duemila anni dopo che un uomo era stato inchiodato a un palo per aver detto che sarebbe stato molto bello cambiare il modo di vivere e cominciare a volersi bene gli uni con gli altri, una ragazza seduta da sola a un piccolo caffè di Rickmansworth capì d’un tratto cos’era che per tutto quel tempo non era andato per il verso giusto, e finalmente comprese in che modo il mondo sarebbe potuto diventare un luogo di felicità. Questa volta la soluzione era quella giusta, non poteva non funzionare, e nessuno sarebbe stato inchiodato ad alcunché. 
Purtroppo però, prima che la ragazza riuscisse a raggiungere un telefono per comunicare a qualcuno la sua idea, successe una stupida quanto terribile catastrofe, e di quell’idea non si seppe mai più nulla.”

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  • 1 anno fa
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Ma Mordecai Richler, nella foto da giovane, che sta sulla copertina de “La versione di Barney” (edizione Adelphi) non vi pare James Dean dopo una settimana di bagordi?

Fa molto gioventù bruciata in quella foto, mi piace ^^

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  • 1 anno fa
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I libri, vanno digeriti e metabolizzati.

Prima di esprimere un giudizio, io ci penso su una giornata intera. A volte mi è capitato, riguardando certi passi, di cambiare idea quasi radicalmente; è un po’ come comprare casa, oltre ad apprezzare la facciata e come si presenta, bisogna anche verificare che la cucina sia funzionale, che il salotto sia abbastanza ospitale, che le camere da letto siano abbastanza luminose.

Capita che anche se nel complesso, non pare una gran bella casa e il giardino è incolto, magari risulti più comoda e accogliente di tante altre.

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  • 1 anno fa
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Inezie sto cavolo

Da una parte abbiamo: “Il discorso del Re”, film sul principe Alberto, Duca di York, affetto da balbuzie, e tutti i suoi tentativi di levarsi di torno questo fastidioso problema, che da qualunque parte lo si guardi, è ovvio che Tom Hooper è stato un genio: un difetto del genere rende umano chiunque, il vicino di casa, il fidanzato, il concorrente di X-Factor e te lo rende simpatico e allo stesso tempo toccante, ti sensibilizza anche se non vuoi, ti immedesimi nei suoi sudori freddi, tartagli insieme a lui per solidarietà… figuriamoci poi se è un Principe che deve parlare in pubblico.

Dall’altra parte abbiamo la Natalia Ginzburg che decide di scrivere un libro sulla famiglia Manzoni; ok, è vero, lei stessa dice che in realtà non è un libro su Manzoni, ma sulla famiglia, salvo poi ammettere che chi domina la scena è sempre lui, Alessandro. E insomma, a un terzo del libro.. TA-DAA! Si ricorda di dirmi che era balbuziente. Insomma Alessandruccio tartagliava. Insomma un’inezia per Natalia.

No dico: se vuoi scrivere un libro su una famiglia, con l’intento di farne uscire una biografia, a maggior ragione quando è basata su documenti storici come le lettere, e ti dimentichi di dirmi una cosa così importante per potermi immaginare chi sia stato sto benedetto Alessandro, che tipo era, come parlava, che temperamento lo muoveva, cosa sentiva, vedeva e toccava, ecc…. no beh, ecco, a me cascano le braccia.

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  • 1 anno fa
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«Conosci la storia delle scimmie dell’isola di merda?» 
«No, non la conosco», rispose lui scuotendo la testa con aria poco interessata.
«Lontano, da qualche parte, c’era un’isola di merda. Non aveva un nome, non era abbastanza importante, era un isoletta da niente. E aveva proprio la forma di una merda. E facevano noci di cocco che avevano odore di merda. Eppure sulle palme vivevano delle scimmie di merda a cui piacevano quelle noci di cocco che avevano odore di merda, e le mangiavano. Di conseguenza producevano escrementi di merda. Gli escrementi cadevano sul terreno, formavano montagnole di merda, e facevano diventare le palme di merda che crescevano su quella montagnola ancora più di merda. Era un circolo vizioso.» Bevvi il caffè che restava nella tazza. «Guardandoti, tutt’a un tratto mi è venuta in mente questa storia dell’isola di merda», aggiunsi rivolto a Norobu. «Quello che voglio dire è questo: un certo tipo di merda, un certo tipo di marciume, un certo tipo di tenebra, si espandono sempre più nutrendosi di se stessi, traggono forza dal proprio ciclo vitale. Poi, quando superano un certo livello, nessuno li può fermare. Anche se la persona volesse, per dire.»

(da “L’uccello che girava le viti del mondo”,  Haruki Murakami)

*Perché poi mi accorgo, che il mondo è pieno di persone che sguazzano nella loro spazzatura, e godono ad alimentare le proprie bassezze, e mi accorgo all’improvviso che non è sempre vero che dal letame nascono i fior.

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  • 1 anno fa
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Nel periodo più vulnerabile della mia giovinezza, mio padre mi diede un consiglio che non ho mai dimenticato.   «Quando hai la tentazione di criticare qualcuno», mi disse, «ricordati sempre che non tutti hanno avuto i vantaggi che hai avuto tu.»   Non aggiunse altro, ma il nostro modo di comunicare era sempre stato piuttosto riservato, e capii che le sue parole volevano dire altro. Da allora cerco di evitare di dare giudizi, un’abitudine che oltre a farmi entrare in confidenza con molte persone bizzarre mi ha reso vittima di molti incorreggibili scocciatori. È una qualità che la mente anormale cerca di individuare e attacca, quando si rende evidente in una persona normale; e, dato che all’università ero a conoscenza dei segreti patimenti di uomini brutali, sconosciuti, venni ingiustamente accusato di fare politica. Non ero stato io a richiedere la maggior parte di queste confidenze: spesso, quando qualche segnale inconfondibile mi preannunciava l’arrivo di una rivelazione, fingevo di avere sonno o di avere un impegno, e sono arrivato al punto di esibire un ostile distacco, perché di solito le confidenze dei giovani, o quanto meno i termini in cui vengono espresse, sono di seconda mano e inquinati da evidenti reticenze. Evitare di esprimere giudizi da molta speranza. Ancora adesso ho paura di perdere qualcosa se mi dimenticassi che, come mio padre mi ha snobisticamente consigliato e io snobisticamente ripeto, il senso della decenza non è stato distribuito in egual misura alla nascita.(dall’incipit de “Il grande Gatsby” di F. Scott Fitzgerald)
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Nel periodo più vulnerabile della mia giovinezza, mio padre mi diede un consiglio che non ho mai dimenticato.
   «Quando hai la tentazione di criticare qualcuno», mi disse, «ricordati sempre che non tutti hanno avuto i vantaggi che hai avuto tu.»
   Non aggiunse altro, ma il nostro modo di comunicare era sempre stato piuttosto riservato, e capii che le sue parole volevano dire altro. Da allora cerco di evitare di dare giudizi, un’abitudine che oltre a farmi entrare in confidenza con molte persone bizzarre mi ha reso vittima di molti incorreggibili scocciatori. È una qualità che la mente anormale cerca di individuare e attacca, quando si rende evidente in una persona normale; e, dato che all’università ero a conoscenza dei segreti patimenti di uomini brutali, sconosciuti, venni ingiustamente accusato di fare politica. Non ero stato io a richiedere la maggior parte di queste confidenze: spesso, quando qualche segnale inconfondibile mi preannunciava l’arrivo di una rivelazione, fingevo di avere sonno o di avere un impegno, e sono arrivato al punto di esibire un ostile distacco, perché di solito le confidenze dei giovani, o quanto meno i termini in cui vengono espresse, sono di seconda mano e inquinati da evidenti reticenze. Evitare di esprimere giudizi da molta speranza. Ancora adesso ho paura di perdere qualcosa se mi dimenticassi che, come mio padre mi ha snobisticamente consigliato e io snobisticamente ripeto, il senso della decenza non è stato distribuito in egual misura alla nascita.

(dall’incipit de “Il grande Gatsby” di F. Scott Fitzgerald)

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  • 1 anno fa
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(Piscina - F. Matticchio)
Conoscete Franco Matticchio?
È un tizio nato a Varese nel 1957 che ha fatto milionate e milionate di cose.
È un illustratore, disegna copertine per la casa editrice Garzanti, sono sue tutte le copertine per i romanzi di Scerbanenco, collabora con svariati giornali e vengono fatti libri dei suoi disegni.
Ha anche realizzato le immagini per la sigla di testa del film “Il Mostro” di Roberto Benigni uscito nel ‘94.
È un disegnatore che racconta storie complete, senza parole. Crea condensati di pensieri, in chi guarda i suoi quadri e sfoglia i suoi libri. Riesce a capovolgere i rapporti tra osservatore e oggetto, chi osserva viene rapito dalla sua arguzia, e il disegno buca la carta.
Ci sono due suoi libri, che vorrei più degli altri.
“Esercizi di stilo” e “La piccola fuggitiva”.
Uno riguarda la scrittura e la lettura, e uno l’avventura di una bambina.
Se volete sapere e vedere  qualcosina in più di lui, guardate pure qui
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(Piscina - F. Matticchio)

Conoscete Franco Matticchio?

È un tizio nato a Varese nel 1957 che ha fatto milionate e milionate di cose.

È un illustratore, disegna copertine per la casa editrice Garzanti, sono sue tutte le copertine per i romanzi di Scerbanenco, collabora con svariati giornali e vengono fatti libri dei suoi disegni.

Ha anche realizzato le immagini per la sigla di testa del film “Il Mostro” di Roberto Benigni uscito nel ‘94.

È un disegnatore che racconta storie complete, senza parole. Crea condensati di pensieri, in chi guarda i suoi quadri e sfoglia i suoi libri. Riesce a capovolgere i rapporti tra osservatore e oggetto, chi osserva viene rapito dalla sua arguzia, e il disegno buca la carta.

Ci sono due suoi libri, che vorrei più degli altri.

“Esercizi di stilo” e “La piccola fuggitiva”.

Uno riguarda la scrittura e la lettura, e uno l’avventura di una bambina.

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  • 1 anno fa
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Le spugne non hanno giornate no.

Su di me

Avatar Ho quattro grandi passioni: la cucina, la fotografia, la lettura.. e te.
Poi coltivo anche altri 45396047812151077mila altri interessi, che porto a termine con una lunaticità senza precedenti.






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